mercoledì 20 luglio 2011

Recensione "La città incantata" di Hayao Miyazaki

Recensione "La città incantata" di Hayao Miyazaki






 
Un fantastico modo per crescere


Come molte altre avventure tra le quali "Il mio vicino Totoro" dello stesso Hayao Miyazaki, anche questa storia comincia con un trasloco: durante il viaggio in auto con i genitori, Chichiro, sdraiata sui sedili posteriori e stringendo il regalo d'addio dei suoi amici (un mazzo di fiori), si cruccia per la decisione presa, mentre il padre, davanti a un incrocio che li porterà alla nuova casa, decide di prendere una scorciatoia. Dopo un percorso sterrato, la strada termina in un vicolo cieco, percorribile solo a piedi attraverso un tunnel;
continuando a ignorare le lamentele di una paurosa Chichiro, così come ignorano la grossa statua davanti all'ingresso (secondo la tradizione giapponese corrisponde all'avviso: "Per favore, non entrare") la famiglia s'incammina e lo attraversa, con Chichiro aggrappata al braccio della madre. Il tunnel li conduce dentro una stanza poco illuminata, e uscendo dal lato opposto si ritrovano in un'enorme distesa di prateria; decisi a proseguire, complice un'invitante profumo di cibo, i tre continuano il tragitto fino ad attraversare ciò che un tempo doveva essere un fiume, finendo poi col ritrovarsi in una città deserta, i cui edifici sono tutti dediti alla ristorazione; i genitori di Chichiro non resistono davanti a tali prelibatezze, e noncuranti del fatto che non ci siano nemmeno i gestori del locale, si siedono al banco e cominciano a mangiare. Tempo di fare un giro di perlustrazione e tornare, che Chichiro trova i genitori ancora intenti ad abbuffarsi, ma con la differenza che si sono trasformati in maiali!
Nel contempo si fa notte e delle ombre misteriose cominciano a popolare la strana città, mentre la disperata Chichiro non sa cosa fare né dove andare, finché un giovane di nome Haku giunge in suo soccorso, scortandola oltre il ponte, proteggendola con la magia, suggerendole di non respirare per non far scoprire la sua natura umana, e offrendole un frutto tipico di quel mondo cosicché non scompaia... perché quello è il mondo degli spettri, più precisamente, un rifugio termale per gli spiriti della natura, gestito dalla potente maga Yubaba. 
L'unico modo per sopravvivere in quel luogo è rendersi utile trovando un lavoro, e solo dopo aver messo in salvo se stessa, Chichiro potrà recuperare i genitori e tornare nel suo mondo.

In questo riassunto dell'incipit ho voluto evidenziare il comportamento di Chichiro, lamentoso, pauroso e mammone, e se vedrete il film noterete anche l'impacciato e il fragile (complice la gracilità fisica), questo perché si tratta di una storia di formazione, dove la giovane protagonista deve affrontare dure sfide per maturare interiormente, in una crescita che si mostra nelle azioni di coraggio, altruismo, umiltà, e sarà visibile anche nelle inquadrature, perché il viso assumerà un'espressione ferma e decisa. Particolarmente interessante è l'idea del nome "confiscato" dalla maga Yubaba come pegno per aver firmato il contratto di lavoro: Chichiro diventa Sen (le lettere kanji rimaste, lette da sole, si pronunciano in questo modo) e dimenticando il suo vero nome rischia di compromettere per sempre il ritorno al suo mondo, il che sembra simboleggiare che dimenticare il proprio nome sia come dimenticare se stessi, ed è per questo che Yubaba può avere il controllo su tutti (giust'appunto, in quella scena Yubaba stacca i kanji dal contratto e li stringe nel pugno) e oltre a Chichiro ha "in pugno" anche Haku; braccio destro della maga, ma anche amico di Chichiro. 
Da un certo punto in poi, Haku si mostrerà anche in forma di un bellissimo drago volante, tuttavia il ragazzo continuerà ad avere ricordi confusi a proposito del suo passato, se non la certezza che abbia già conosciuto Chichiro, perché il nome di lei, quello lo ha ricordato appena l'ha vista... "La città incantata" non manca nemmeno di romanticismo e d'amore; la maturità di Chichiro avviene anche grazie a questo legame con Haku, tanto da prendere il sopravvento verso il finale.

Oltre ad Haku, nella sua evoluzione Chichiro incontra altri personaggi: "l'uomo delle caldaie" Kamagi, dapprima ostile, è tra i primi a offrirle aiuto, inoltre nutre un certo affetto nei suoi confronti (la spaccia come "nipotina" e in seguito le rimbocca le coperte); la "collega" Rin, col suo caratterino tutto pepe si comporta come una tutrice poi come una sorella maggiore; l'enorme bambino di Yubaba, viziato e capriccioso, una volta punito da Zeniba (maga sorella gemella di Yubaba) segue Chichiro, e questo caso è l'esempio di come la ragazzina possa insegnare qualcosa agli altri; infine Zeniba, chiedendo d'essere chiamata "nonnina", rappresenta in tutto e per tutto questa figura famigliare, forse un po' severa ma certamente buona d'animo.

Ho volutamente lasciato a parte altri due personaggi.
Uno è lo spirito del cattivo odore, o meglio, quello che si credeva essere lo spirito del cattivo odore (^^), perché in realtà è il dio del fiume: approfittando dell'ostilità nei confronti di Chichiro, Yubaba ordina alla ragazzina di occuparsi del puzzolente ospite, e mentre dipendenti e clienti scappano tappandosi il naso o corrono ad aprire le finestre, Chichiro prosegue da sola, trattenendo l'istinto e mostrando una grande forza di volontà. Questa è una delle più importanti prove che affronta, e che le permetterà poi di guadagnare rispetto e stima anche da parte della stessa Yubaba, che si conferma quindi essere meno malvagia di quanto sembri, o perlomeno, non essere un mostro e nemmeno il male assoluto. Nella figura del dio del fiume appare anche il messaggio ecologista, caratteristica tipica nelle opere di Miyazaki: poiché Chichiro si accorge che l'essere ha "qualcosa" incastrato nel suo corpo, tirandolo con una corda, con l'aiuto di Ren e l'intera troupe delle terme, si scopre essere una bici, e non solo, questa fungeva "da tappo" a una serie incredibile di oggetti, di dimensioni più o meno grandi, ed era per questo che lo spirito aveva quel cattivo odore; in parole povere, l'inquinamento.
L'altro personaggio è il Senzavolto. Apparso più volte dinanzi alla protagonista, lei lo aiuta inconsapevole della sua vera natura: egli è in grado di creare l'oro dal nulla, quindi facendo leva sull'animo avaro degli altri ottiene tutto ciò che vuole, dal cibo a trattamenti termali di lusso; tuttavia c'è una cosa che non riesce ad ottenere, Chichiro! Lei rifiuta ciò che le offre, e dinanzi ai ripetuti rifiuti egli diventa aggressivo e divora altri esseri (uno l'aveva divorato all'inizio per ottenere l'uso della parola), e ingrasserà oltre misura, mai sazio, perché ciò che più desidera è quello che la materia non può dare: l'affetto, l'attenzione di Chichiro. Essendo la responsabile del suo ingresso, la ragazzina s'impegnerà ad allontanarlo dalla struttura termale, e lui nel frattempo si disintossicherà, libererà chi aveva divorato, e la seguirà in silenzio finché non troverà la compagnia della maga Zeniba.
Con Senzavolto si potrebbe dire che è affrontato anche il tema della solitudine, e non a caso è un elemento che ho percepito fin dall'inizio: dall'immensa prateria alla città deserta, dalla vista sul mare dalle camere delle lavoratrici alla rotaia in mezzo al mare, dai paesaggi desolati del finestrino al treno che si svuota, e che in ogni caso era occupato da sole ombre. Aleggia un'atmosfera solitaria, silenziosa, forse per rimarcare il fatto che Chichiro sia rimasta senza genitori e debba affrontare questo compito con le sole sue forze.
Ho poi sottinteso il tema dell'amicizia, tema che diventa poetico nel momento in cui la maga Zeniba porge a Chichiro un elastico tessuto dai suoi amici (Senzavolto, il bambino gigante e l'uccellino); nella scena finale, quando Chichiro torna nel suo mondo e finalmente si guarda indietro, l'elastico nei capelli emette un luccichio, come a simboleggiare che non si tratta solo di un ricordo, nemmeno di un qualcosa che testimonia che tutto è accaduto davvero, perché se lo guardiamo nel senso "elementare", un elastico è un qualcosa che lega, un legame; il legame eterno di Chichiro con i suoi amici della città incantata.

Questo film dalla fantasia sfrenata e le creature bizzarre, fortemente evocativo quanto visionario, è ricco di significati riconducibili alla tradizione popolare giapponese, mentre è facile per un occidentale rimanere spiazzato, specie all'inizio; noi non siamo abituati a tanta originalità, tanto colore, tanta (mi ripeto) fantasia, che mette quasi in soggezione. Ma si tratta di un ostacolo che si può superare semplicemente con la volontà. Ad oggi non ho mai visto un'opera altrettanto ricca - d'immagini e di contenuti - e che non si pone limiti in merito alle fantasticherie: risultato, ieri è stata la terza volta che ho visto questo film. Per chi non lo avesse ancora fatto, è un film da vedere almeno una volta nella vita.

(poi, io amo i draghi! :D Non smetterò mai di ripeterlo ^^)




venerdì 15 luglio 2011

La ripresa di Asengard

Il 28 giugno scorso ho pubblicato questa triste notizia: l'addio di Asengard.
Ma oggi, l'editore ha comunicato nel suo blog che l'impresa non chiuderà: evviva! :D Questa sì che è una sorpresa! :D In effetti quando avevo scritto quel titolo, con quella brutta parola che è "addio", speravo vivamente che non fosse definitivo, che mi sbagliassi a scrivere così... e per fortuna la cosa si è risolta nel migliore dei modi.

Nel blog dell'editore si preannunciano novità che sono ansiosa di scoprire, inoltre si sono spese delle parole anche per quei blog che hanno diffuso la notizia esprimendo vicinanza solidale; ebbene, se la voce dei nostri blog è servita a qualcosa, non solo riempie d'orgoglio, ma porta avanti quella speranza che veramente le cose possano cambiare.

Sono ancora più motivata nel leggere i libri che ho acquistato in occasione della fiera del libro a Torino; purtroppo ho una pila di libri da smistare, per quello non l'ho ancora fatto, ma cercherò al più presto di dare il mio piccolo contributo con delle recensioni sulle ultime uscite della casa editrice.

Coraggio, Asengard, sono con voi!


Rispetto al paesaggio malinconico postato l'altra volta, qui ci vuole un bel drago grintoso (la mia creatura fantastica preferita): "dai che ce la fai!" (cit. ^^)




giovedì 14 luglio 2011

Recensione "I guardiani delle anime - la maledizione della regina" di M.P.Black (Domino Edizioni)

Recensione "I guardiani delle anime - la maledizione della regina" di M.P.Black (Domino Edizioni)






Un fantasy "rosa"



A Jacob Ross, barbone col vizio dell'alcool, un giorno viene offerta l'immortalità in cambio di un compito particolare: diventare il Primo Guardiano delle anime. Dovrà occuparsi delle anime dei defunti e fare in modo che si riscattino dalla vita precedente, in breve, occuparsi del passaggio, affinché le anime siano pronte, senza rimpianti, a raggiungere la Luce.
A dispetto di ciò che mi aspettavo, il libro non mostra tanto le ardue imprese di Jacob Ross, quanto piuttosto il caso specifico delle anime di due ragazzi, Brandon e Vania, che non sono altro che la reincarnazione di due importanti personaggi storici di cui preferisco non anticipare l'identità per non rovinare la sorpresa. Basti sapere che Brandon e Vania, nella loro vita precedente, erano giovani amanti, e quest'amore passionale e travolgente costò loro la maledizione da parte del Sacerdote Ahmes, geloso perché innamorato (più carnalmente che spiritualmente, direi) della donna che ora è Vania. Non solo i due amanti si ritroveranno, si riconosceranno grazie allo Spirito Antico ancora "vivo" in loro, e al tempo stesso saranno perseguitati dalla reincarnazione di Ahmes, pronto con ogni mezzo a ostacolare la felicità dei due innamorati.

Il libro mi è sembrato prima di tutto una storia d'amore romantica, dove Jacob Ross e il suo ruolo passano in secondo piano, anche rispetto a personaggi secondari come le gemelle maghe/streghe Rose e Annette, il che lo riduce a mero contorno, al pari dell'hacker André, del Secondo Guardiano, e del migliore amico di Brandon (personaggio di cui penso si sarebbe potuto fare a meno, assieme alla sua vicenda con la più bella della scuola). Purtroppo, Jacob è anche antipatico e scontroso: le rare volte in cui si motiva il suo atteggiamento non sono sufficienti a far cambiare opinione, pertanto non si riesce a vederlo come eroe, soprattutto quando alla fine dei conti sembra che la sopravvivenza dei ragazzi dipenda dalle facoltà dei ragazzi stessi, Vania in primis.

Il romanzo si basa su una buona idea; ho apprezzato la narrazione che compie salti nel tempo, svelando il passato dei protagonisti, e ho provato entusiasmo davanti alla scelta di una celebre identità per i due giovani reincarnati.
Tuttavia, in certe situazioni sono rimasta perplessa: c'è uno sbalzo, all'inizio, dove Jacob parla con i Sette Re e conosce Rose, poi, nel capitolo successivo, Jacob bacia Rose appassionatamente e parla della sua missione come se fossero secoli che lo fa; certo, è proprio così, però mi ha spiazzato, forse perché manca qualcosa nel capitolo precedente quando si lascia con i Sette Re. In sostanza è stato difficile "ambientarmi". Ma questo può essere un aspetto soggettivo, più che altro, nel corso della storia, alcuni eventi sono risolti in maniera sbrigativa, ad esempio quando Brandon deve salvare Vania: anche Rose si prepara alla missione come se dovesse affrontare chissà cosa, infatti mi aspettavo un viaggio insidioso, pericoli, morte, e invece bastava parlare con uno dei Sette Re, che oltretutto si trova semplicemente chiudendo gli occhi; troppo facile, anche se sono indubbiamente parole importanti e difficili da esprimere quando il rapporto è così fresco, ma dalle premesse sembrava rischiassero la vita e questa tensione non l'ho percepita.
Con Rose e Annette sembra che l'autrice giochi col lettore: Annette è buona, poi è cattiva, poi è buona, poi di nuovo cattiva... e di nuovo buona. Va bene che non esistono solo il bianco e il nero, però i brutti gesti che compie li ho trovati più rilevanti rispetto alle azioni di bene.

Il colpo di scena finale mi ha spiazzato, mentre l'epilogo che si basa sulla realtà dell'autrice l'ho trovato molto carino.
A proposito dell'autrice, riguardo la scrittura ho notato che i dialoghi sono a volte un po' forzati (sembra di sentire parlare l'autrice piuttosto che i personaggi), e spesso il ritmo della narrazione è spezzato da virgole che racchiudono frasi che spostano l'attenzione su dettagli poco rilevanti.

Facendo una media, il mio giudizio è tre stelle.


martedì 12 luglio 2011

Nuovo articolo per TrueFantasy "Jappo W!": Kirby!


Su TrueFantasy è appena stato pubblicato il mio articolo per la rubrica "Jappo W!" sulla serie di videogiochi di Kirby ^.^



Cari amici di TrueFantasy,

in questi giorni sulla console Wii stanno trasmettendo gli episodi di un anime basato su un videogioco famoso nonché icona-Nintendo:Kirby! Scaricando gratuitamente il“Canale Tv Kirby” da Wii shop potrete vedere i vari episodi in streaming che verranno aggiunti ogni lunedì e giovedì, di volta in volta disponibili per un periodo limitato (tranne il primo che è sempre visibile). Nel caso ne perdiate qualcuno, non temete: ogni tanto Nintendo regala delle chiavi che sbloccano gli episodi passati, quindi guardate tutto il guardabile che da un momento all’altro potreste ottenere questo premio!
L’anime era stato trasmesso anche su Italia 1 nel 2006, pertanto troverete la simpatica sigla cantata da Cristina D’Avena e il doppiaggio in italiano. Dall’elenco delle puntate si anticipa che saranno trasmessi tutti e 51 gi episodi, ma in un paio di casi è riportato che al momento non sono disponibili in italiano; chissà che non risolvano la cosa, magari con i sottotitoli. L’ultimo episodio, inoltre, verrà trasmesso a fine novembre. Sono partita in quarta con questa news, ma per chi non conoscesse la serie di Kirby rimediamo subito: non lasciatevi ingannare dall’aspetto carino e innocente; quella pallina rosa con gli occhioni azzurri è un guerriero stellare! Data la sua forma “elastica” Kirby può aspirare qualsiasi nemico (a patto che non sia troppo pesante o abbia degli aculei) e acquisire le sue caratteristiche d’attacco, inoltre può appiattirsi, rimbalzare, e infine riempirsi d’aria e fluttuare finché il suo stomaco non la esaurisce.
La caratteristica dell’aspirare e copiare i nemici è una peculiarità di Kirby, tuttavia fu adottata solo dal secondo capitolo in poi, precisamente da “Kirby’s adventure” per Nes, mentre agli esordi, con “Kirby’s Dream Land” (1992 per Gameboy), i suoi attacchi si potenziavano solo temporanemente grazie a bonus come il curry piccante; ai tempi dell’uscita di questo primo capitolo, non si era nemmeno definito il colore del protagonista, dopotutto il gioco era in bianco e nero, però c’era da decidere la copertina, e a tal proposito Shigeru Miyamoto (il papà di Mario e Zelda) suggerì di colorarlo di giallo, ma l’ideatore Masahiro Sakurai riteneva che il rosa fosse il suo aspetto ideale e così fu. Da notare, però, che solo in Giappone venne stampata la copertina definitiva; nell’edizione americana ed europea Kirby appare bianco, proprio come se ancora non si fosse deciso come caratterizzarlo! La questione riguardo all’aspetto è stata risolta, ma persiste un altro mistero: l’età. Nell’anime si dice che Kirby doveva atterrare su Dream Land (a Zeetown) nel momento in cui fosse diventato un guerriero completo – a duecento anni – ma sorprendentemente vi precipita ora che è solo un bambino; nella serie videoludica, invece, lo si considera un ragazzino o addirittura un adolescente di sedici anni. Come la maggior parte dei personaggi Nintendo non parla, al massimo pronuncia qualche esclamazione tipo “Hi” (ciao).
Occorre inoltre sapere che Kirby proviene dal pianeta Pop Star, ma la serie è ambientata, come accennato, a Dream Landqui il nostro eroe si batte contro la tirannia dell’avaro (e goloso quanto il protagonista) King Dedede, e/o la malvagità di Dark Matter, inoltre spesso si scontra con l’amico/rivale Meta Knight, personaggio di grande abilità e carisma.
Riguardo al gameplay, si tratta di un gioco bidimensionale che mescola il genereplatform con l’azione e il rompicapo; alla fine di ogni livello si presenta un mini- boss, così come alla fine di ogni “mondo” si dovrà affrontare boss sempre più forti. Oltre l’avventura principale, un piacevole diversivo sono i minigiochi che consentono a Kirby di guadagnare vite extra e premi vari.

Come di consueto, ecco la tabella con i titoli della serie principale:


1992Kirby’s Dream LandGameboy, 3DS Virtual Console
1993Kirby’s AdventureNes, Virtual Console del Wii
1995Kirby’s Dream Land 2Gameboy
1996Kirby’s Fun Pack (otto videogiochi in uno. Riedito per Nintendo DS col titolo “Kirby: Super Star Ultra”)Super Nintendo
1997Kirby’s Dream Land 3Super Nintendo
2000Kirby 64: the Crystal ShardsNintendo 64
2002Kirby: Nightmare in Dream Land (remake di “Kirby’s Adventure”, mai arrivato in Europa)Gameboy Advance
2004Kirby e il labirinto degli specchi (è l’unico che non si sviluppa in livelli ma in aree completabili in un ordine a piacere)Gameboy Advance
2005Kirby: L’oscuro disegno (si gioca solo con lo stilo)Nintendo DS
2006Kirby: Topi all’attaccoNintendo DS
2009Kirby: Super Star Ultra (vedi “Kirby’s Fun Pack”)Nintendo DS
2010Kirby e la stoffa dell’eroe (l’unico dove l’eroe diventa un filo di lana; le sue trasformazioni sono legate a questo materiale)Wii
?Kirby 3DS (titolo provvisorio, annunciato all’E3 2011)Nintendo 3DS


Dalla serie principale di Kirby sono stati tratti anche videogiochi di vario genere, tra cui golf (“Kirby’s Dream Course” per Gamecube) e corse (“Kirby’s Air Ride” per Gamecube), non solo, l’universo di Kirby è stato ripreso nella serie di combattimento fan-service “Super Smash Bros.” dove Kirby (oltre a Meta Knight e a King Dedede nel caso di “Super Smash Bros. Brawl”) è un personaggio giocabile. Esistono anche dei manga, soprattutto one-shot basati sui vari videogiochi, tutti elaborati da artisti diversi; la serie manga più lunga è “Hoshi no Kirby”, ma come si evince dal nome, né questo né gli altri sono stati pubblicati fuori dal Giappone. Intanto da qualche giorno possiamo vedere l’anime; meglio che niente! Da otaku quale sono, vorrei far notare che nella serie sono presenti, fin dal primo episodio, due personaggi di contorno che fanno anch’essi parte di una serie di videogiochi prodotta dalla stessa Hal Laboratory Inc. e Nintendo: Lolo e Lola! Nell’anime si chiamano Falolò e Falalà, ma sono indubbiamente loro. Per questa e altre chicche, i fan non devono assolutamente perdersi questa serie.


lunedì 11 luglio 2011

Fantastici Castelli 2011

Come accennato nella pagina fan di facebook, la scorsa settimana si è svolto l'evento "Fantastici Castelli". Tre giorni (dall'8 al 10 luglio) per celebrare il fantasy medioevale, con visite ai principali castelli del riminese, incontri con l'autore e dibattiti letterali, spettacoli d'intrattenimento e simulazioni in costume, cucina tipica e tanto altro ancora.
Dalla Fortezza di San Leo alla Rocca di Montefiore, dalla Rocca di Verucchio al celebre "Castello di Azzurrina" e il borgo di Montebello, il programma era vario e rigorosamente gratuito (tranne la visita ai castelli).


Pur essendoci state altre edizioni non ho mai assistito a tale evento se non quest'anno, perché finalmente sono riuscita a organizzarmi preventivamente, grazie alla segnalazione di Francesco Falconi che nel suo blog comunicava la partecipazione al dibattito "Perché Harry Potter non è semplice letteratura per l'infanzia", assieme a Emanuele Manco di Fantasy Magazine. Quale migliore occasione visto che Falconi è uno degli autori del fantastico italiano che seguo di più?

Accompagnata dalla migliore amica ("Amicissima"), dopo quaranta minuti di tragitto e una breve salita col pavé che ha messo a dura prova i miei zoccoletti, abbiamo raggiunto la Rocca e incontrato i protagonisti del dibattito prima che questo iniziasse.
In attesa di altri visitatori, la nostra attenzione è stata catturata dalla vista sul borgo di Verucchio e le colline Riminesi illuminati da un magico tramonto.


Una breve visita all'interno della Rocca, e abbiamo raggiunto il luogo dell'incontro, una saletta al piano terra del castello.
Si è parlato del fenomeno Harry Potter evidenziando tutti i suoi punti di forza - oltre a qualche critica obiettiva del Falconi, ad esempio sul fatto che i personaggi si basino sostanzialmente su dei cliché - e si è inclusa l'esperienza della scrittrice J.K. Rowling: dallo scrivere il primo romanzo su carta doppia perché non poteva permettersi un computer, all'approvare ogni gadget basato sulla saga e a decidere di preferire una produzione cinematografica inglese, piuttosto che americana, per tener fede all'ambientazione della sua storia.
Largo spazio è stato dato alla storia in sé, in particolare a proposito dei temi trattati che sono per lo più invisibili per un lettore giovane, mentre piuttosto evidenti per il pubblico adulto, specie quando si parla di nazismo (la persecuzione contro i mezzo-sangue) e di suicidio (chi ha letto l'opera sa a chi si riferisce); questa caratteristica si è paragonata a opere come "La storia infinita" di M. Ende e "Il piccolo principe" di Antoine de saint-Exupéry, perché sono quei casi in cui leggendo a una certa età s'interpreta in un modo, mentre crescendo si scoprono sempre più significati nascosti.
Si è riflettuto anche sui lettori: dal primo al settimo libro la saga di Harry Potter compie una progressiva evoluzione, non solo a livello di storia, ma anche di scrittura, ed è come se fosse fatto apposta per coprire le esigenze dei giovani lettori ora cresciuti; esattamente come il maghetto.


Emanuele Manco ha sostenuto che così come nel cinema c'è un'era pre-Star Wars e una dopo-Star Wars, in letteratura ce ne sia una pre-Harry Potter e una dopo-Harry Potter. A tal proposito si è confrontato questo fenomeno con quello della saga di "Twilight" di Stephenie Meyer; entrambi gli artisti hanno ritenuto che Harry Potter fosse quello di portata maggiore, perché è grazie ad esso che l'interesse popolare si è finalmente spostato sul fantasy - prima considerato di nicchia - ed è grazie a Harry Potter se le librerie hanno cominciato a popolarsi di libri di questo genere. Da qui, si è toccato anche il fantasy italiano, ripercorrendo l'esordio di Licia Troisi, passando per Fabiana Redivo e molti altri ancora, finendo con l'accennare che ci siano editori che hanno scelto di specializzarsi in questo genere (purtroppo a "uno" è andata male, speriamo non sorgano altri casi) e infine, al contrario di chi sostiene che il fantasy sia un genere saturo, Manco e Falconi sostenevano che (come la silenziosa sottoscritta) ha ancora tanto da dare, che se ora è il momento del gotico vampiresco, poi ci sarà il momento degli angeli, delle fate, dei draghi... e a proposito di draghi si è parlato del caso "Eragon" di Christopher Paolini e del calo di vendite (così come d'interesse) dopo la trasposizione cinematografica del primo libro.


Si è dunque trattato di un dibattito molto interessante, che è stato anche in grado di spaziare verso altri argomenti pur restando in tema.
Inutile dire che mi è venuta una gran voglia di colmare la mia lacuna su Harry Potter...

Al prossimo appuntamento!

La mia serie Urban Fantasy / Paranormal Romance / Sci-Fi