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venerdì 8 ottobre 2010

Recensione "Polvere alla polvere" (Anita Blake vol. 5) di L.K. Hamilton

Recensione "Polvere alla polvere" (Anita Blake vol. 5) di Laurell K. Hamilton (ediz. Nord/Tea)






*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***
Toccante illusione


Questa quinta avventura di Anita Blake mi è piaciuta subito, sarà perché dopo diversi mesi di distacco ho cominciato a sentire nostalgia, ad ogni modo la storia mi ha preso particolarmente già dalle prime scene del crimine (piuttosto che l'arduo compito di risvegliare zombie secolari). Tali scene sono macabre e "splatter" come al solito, e forse ne abbiam viste anche di più crudeli (con i bambini), ma queste vittime giovani, e in particolare la vicenda della defunta Ellie che sembra abbia avuto rapporti con colui che l'ha vampirizzata e sta per risorgere quando i genitori cattolici preferirebbero impalarla... be', è un bel dilemma, potrebbe nascerne un dibattito.

Ma non è di omicidi che voglio discutere, nemmeno dei rituali per zombie: questo è un libro più intimista rispetto ai precedenti; riguarda la famiglia.
Per prima cosa abbiamo gli accennati genitori della vittima prossima a diventare vampira, Ellie.
I coniugi Quinlan, poi, hanno anche un altro figlio adolescente, Jeff, che viene rapito dai vampiri, e per il quale Anita sembrerebbe provare un istinto fraterno (lo ha conosciuto prima del rapimento e si sente responsabile per l'accaduto)pertanto, desidera liberarlo a tutti i costi.
Poi abbiamo lo sceriffo St. John e la moglie Beth, innamorati come lo erano al liceo (e la loro è una delle scene più commoventi).
Come dimenticare poi, i fratelli Bouvier e l'evento che costringerà la sorella a perdere la fiducia in Magnus?
C'è dell'altro, se Anita prova un istinto fraterno nei confronti di Jeff, è un vero e proprio istinto materno quello che prova nei confronti dell'assistente Larry: diventa paranoica, iperprotettiva, tanto che ha trasmesso anche a me questo sentimento verso il suo ubbidiente, attento, e perspicace amico.
Veniamo a Jean-Claude, ecco che qui scopriamo un po' del suo passato: lui era un servo, precisamente il fanciullo da castigo di un aristocratico; ciò significa che godeva degli stessi privilegi del figlio ricco (vestiti, istruzione, lezioni di equitazione...) ma nel caso in cui il figlio "di sangue" dovesse essere punito, era lui a subire al suo posto, per preservare l'altro in quanto unico e vero erede. Dunque anche qui abbiamo il tema della famiglia, o meglio, il non far parte della famiglia.

Questo tema tuttavia, si evidenzia principalmente con la nostra protagonista Anita Blake. Anita finisce con il doversi scontrare con la vampira più infida e disonesta che abbia mai conosciuto: Serephina. Cosa fa di tanto sleale questa Master, è che la colpisce là dove fa più male, nel cuore e nei sentimenti, e scavando nel suo profondo le fa credere d'essere sua madre, la rende vittima di un'illusione che la mostra ancora vivente, le promette che può tornare tra le sue braccia, stare insieme a lei e per sempre... usa la magia per convincere Anita.
Riviviamo così i momenti più bui della Sterminatrice; la scopriamo come una bimba che adorava la madre, poi sentiamo le coccole, il trauma della morte, l'assenza e la solitudine.
L'epilogo è disarmante, una delle cose più belle e struggenti che abbia mai letto, comprese le considerazioni finali sulla disperata ricerca dell'abbraccio materno.

Posso concludere questa recensione evitando di trattare di spiriti, fate e compagnia, ma Jean-Claude merita un'ulteriore analisi (come sempre).
La scena di lui solo con Anita nella stanza d'albergo, prima col bagno nella vasca poi con il "morire" nella camera da letto (e così ogni volta in cui nascerà il sole), prima le parole del suo umile passato, poi l'irresistibile contatto tra i due corpi, sono le pagine più belle.
Mostrandolo per la prima volta così docile e dimesso, suscitando quasi pena, e lasciando percepire la sua fragilità, Jean-Claude riesce a conquiestare definitivamente il cuore più freddo e convinto perché, cavolo, in ogni donna c'è l'anima da crocerossina! Vogliamo l'uomo forte e coraggioso, l'eroe, ma se questi ci mostra anche il più piccolo accenno di sensibilità/fragilità, ecco che ci sciogliamo in brodo di giuggiole.
E pensare che parteggiavo per Edward, però la Hamilton ha aggiunto delle cose troppo interessanti stavolta; ha arricchito i personaggi e non solo Jean-Claude, ma anche Larry, e Anita per prima. Poi io adoro i flashback...

5 stelle pienamente meritate!

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