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venerdì 8 ottobre 2010

Recensione "The legend of Zelda - Ocarina of time" delle Akira Himekawa

Recensione "The legend of Zelda - Ocarina of time" delle Akira Himekawa (ediz. J-pop)













l manga che porta indietro nel tempo... come l'ocarina!

*Recensione complessiva di entrambi i volumi*

Premetto che sono una vera e propria maniaca di "The legend of Zelda", tanto che vado in fibrillazione ogni volta che esce un nuovo gioco.
Con questa saga ci sono cresciuta, giocandoci ed innamorandomene la prima volta sul caro vecchio Nes 8bit, e a parte un breve distacco adolescenziale (i genitori non mi compravano il nintendo 64!) ho ripreso a seguirla per non lasciarla mai più, perché la storia di Zelda è come se facesse da sempre parte di me.
Il mio spasmodico amore incondizionato raggiunse il suo culmine proprio con il videogioco da cui è stato questo manga: "The legend of Zelda - Ocarina of time" che ripresi solo a distanza di anni, grazie a un emulatore (poi ho comprato il gamecube ed ho rimediato, tengo a precisare!)

"Ocarina of time" è considerato il miglior videogioco di sempre e non ha caso, è quello che ho più sentito, tanto da sbilanciarmi con l'affermare sempre con convinzione, che l'ho vissuto; l'avventura era molto lunga e impegnativa, e non solo, sono cresciuta con Link, ho trascorso con lui sette anni, congelata nel Temple of Time.

Poteva un manga di soli due volumetti restituirmi quel coinvolgimento?
Ebbene sì.
Sia chiaro, mancano molte cose: come ovvio che sia non ci sono i dungeon pieni di enigmi e mostri, ma solamente gli scontri coi boss finali (e non tutti), e anche l'arsenale di Link è piuttosto limitato, così come il suo vestiario (si parla solo di tuta Goron oltre alla classica tuta verde) e, ovvio come sopra, non ci sono le sub-quest tipo la raccolta delle maschere, le lettere del postino...
Eppure le Akira Himekawa hanno saputo racchiudere l'essenza di Zelda: ci sono i Kokiri, gli Hylian, i Goron, gli Zora, gli Sheikah e le Gerudo; i rapporti e i caratteri dei personaggi hanno la stessa profondità (l'amico/nemico Mido, l'addio di Saria, l'incontro con Zelda nel castello, il primo scontro con Ganondorf, la danza di Darunia, i capricci della principessa Ruto, il sogno romantico di Malon, la rivelazione di Sheik, e poi Navi... Epona!)

Vedere le stesse scene fatte d'inchiostro è stato un piacere, specie se si conta che la sottoscritta si salvava gli screenshots sul pc, e mi hanno saputo regalare le stesse profonde emozioni. Va detto che il lavoro di Miyamoto e soci era già di per sé molto valido (mai avuto dubbi!) e rileggendo la storia nell'insieme ci si rende conto dello studio del carattere di ogni singolo personaggio, degli sviluppi della vicenda, del susseguirsi di eventi e i significati... in una parola, narrazione approfondita. E ricordo che parliamo di un videogioco.

Il duo di mangaka aggiunge inoltre alcune scene e siparietti inediti davvero gustosi, ma su tutti, mi ha colpito la storia di Volvagia; già lo ammiravo in quanto bel drago, e visto che a me queste creature piacciono particolarmente e quasi mi dispiaceva che fosse un nemico, le Akira Himekawa devono averla pensata come me visto che lo vediamo in versione cucciolotto amico di Link (e che occhioni)!

Con questo manga è inoltre avvenuto un fatto curioso: i miei occhi vedevano a colori, e le mie orecchie sentivano il suono dell'ocarina e degli altri strumenti. Sono impazzita? No, vuol dire che quella lunga giocata di anni fa mi è rimasta saldamente impressa nella memoria e nei sensi, e a questo proposito, va ricordato che Link, come sanno i videogiocatori incalliti, in realtà non parla; nel videogioco non sentiamo mai la sua voce, o meglio, non leggiamo le sue parole, eppure ha una sua bella personalità. Per questo quando all'inizio mi sono trovata a leggere i suoi discorsi e i suoi pensieri, mi ha fatto un po' impressione, tanto che credevo che da un momento all'altro non avrei ritrovato il Link a cui sono tanto affezionata, ma una reinterpretazione delle mangaka; fortunatamente i miei dubbi sono svaniti così come son venuti, e ciò significa che le Akira Himekawa hanno davvero fatto un buon e attento lavoro.

Impossibile non citare l'introduzione in cui scrivono: "di eroi come Link non ce ne sono" così come le considerazioni nella postfazione in cui evidenziano come Link sia simbolo di una pura bontà d'animo. Adorabile!

Lascio due parole anche per le due storie spin-off alla fine del secondo volume: molto carina quella dello Skull Kid, specie perché riesce ad allacciarsi bene all'universo Zelda, mentre in "Rouru dei Watarara" forse le due autrici hanno dato troppo libero sfogo e non l'ho trovato pertinente.
Logico, sono un'appassionata, pretendo attendibilità!

In conclusione, tornando alla storia principale, sebbene abbia sentito la mancanza di alcune scene (specie il passaggio da Link bambino a Link adulto che nel gioco è frequente - tuttavia capisco che farlo nel manga sarebbe venuto fuori un volume enciclopedico) era da molto che desideravo rispolverare questa storia, solo che trovare tutto quel tempo per giocare ad Ocarina of Time mi è al momento difficile... quindi cosa c'è di meglio di un manga di due volumetti che lo racchiude? Se mi mancano quei dettagli, l'unica sarà giocarci e rivivere quell'esperienza a tutto tondo, ma intanto, ho ritrovato il mio Zelda preferito, e sognato ancora davanti all'incontro finale tra Link e la principessa.

Un sentito grazie alla BD edizioni che ha finalmente portato questo manga in Italia (aspetto gli altri)!

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