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giovedì 7 ottobre 2010

Recensione "Il Signore del Canto" di Andrea Franco

Recensione "Il Signore del Canto" di Andrea Franco (ediz. Delos Books)











Cosa c'è di più grande dell'amore?

Sapevo che "Il Signore del Canto" è un libro fantasy per ragazzi ma noto con piacere che si presta anche agli adulti, anzi, penso che possa essere più interessante per questo tipo di utenza, visto il sorgere spontaneo di similitudini piuttosto complesse.
Partiamo con ordine.
Alla base della storia abbiamo le caratteristiche tipiche dei romanzi fantasy (in questo caso penso si tratti di un racconto lungo o di un romanzo breve), quindi, in un luogo fuori dal nostro tempo, ambientato in terre sconosciute, abbiamo Jamis, un umile adolescente inconsapevole delle proprie capacità, destinato a diventare un eroe; dall'altra parte, una donna, Halædris, la Signora del Canto potente e magica, che mira a ostacolare le capacità del ragazzo perché potrebbe rivoluzionare la società cui lei fa capo. Poi abbiamo Èlhear, la donzella in pericolo... ma ecco che questa definizione non ritorna: potrebbe sembrare così perché Jamis tenta di salvarla, dapprima, quando cerca di dissuaderla dal diventare una di'erendis superiore (cantante professionista al servizio del Canto e a stretto contatto con la Signora), poi quando, diventandola, perde i ricordi (compresa la storia d'amore con il ragazzo) e segna il suo destino, quello di restare segregata nella Scuola per sempre; ecco, in realtà Èlhear è consapevole di quel che accadrà, e lo accetta perché... è la sua vocazione.


E' qui che volevo arrivare.
Abbiamo il Canto, la Signora del Canto, le di'erendis e la Scuola. Perché è tutto scritto in maiuscolo? Semplice, perché riguarda la religione. Il Canto è la religione. La Signora del Canto è annessa alla figura del papa, le di'erendis sono le suore mentre le di'erendis superiori potrebbero essere i vescovi; la Scuola la vedo come una convento, dato che le di'erendis non usciranno più da quell'edificio imponente.
O almeno, questa è la mia personale interpretazione dell'opera, pur se sono (quasi) convinta che sia la verità: non può essere una coincidenza, salta così all'occhio!


Un'altra cosa evidente è il sistema vigente nel mondo di al'ajis, ossia, il suo essere interamente composto e diretto dalle donne: sono loro ad avere il potere, e comandano l'intera società mentre agli uomini spetta il lavoro più umile; solo le donne possono ottenere delle cariche importanti.
Ad enfatizzare il concetto, durante la lettura troviamo la disperazione della zia del protagonista che rischia di dare alla luce il terzo figlio maschio... che cosa insolita! Abituata come sono alle favole dove il Re desidera sempre un erede maschio, qui accade il contrario!
Verso il finale, inoltre, la Signora del Canto esprime un pensiero riguardo a "quando il mondo era in mano agli uomini", un brevissimo "la" che mi spinge a credere che questo libro sia anche un qualcosa di più di una semplice storia di fantasia, senza contare che avrei voluto continuasse a parlare di questo misterioso passato... oppure dovrei forse guardare fuori dalla finestra?


In conclusione, come accennato, avrei voluto che si approfondisse in generale; avrei voluto che il racconto si trasformasse in un romanzo. Secondo me c'era ancora altro da scrivere, che c'è comunque, sia chiaro, perché lo si legge tra le righe, però era così bello... finisce troppo presto!
Il finale è molto lontano da ciò che mi aspettavo, ma alla luce dell'interpretazione e con la visione più chiara delle vicende, credo sia perfetto, specie quando sfuma in un'immagine romantica che fa sperare che i ricordi e l'amore, per quanta magia si possa usare, non si possono cancellare del tutto; se ne può dimenticare la mente, ma non di certo accade al cuore.
E anche questo libro, è proprio lì che resterà.

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