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giovedì 7 ottobre 2010

Recensione "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde

Recensione "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde (ediz. Mondadori)





*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

Giallo e fantascienza, thriller e romanzo intimistico: ecco il ritratto completo


Desideravo leggere questo romanzo da quando, ai tempi della scuola superiore, restai affascinata dai decadenti e dalla loro filosofia di vita per certi versi simile alla mia (l'alta considerazione dell'arte, l'artista che si distinue dalla massa e si "eleva") per altri, nettamente contraria (paradisi artificiali? No, grazie. Sono già abbastanza stramba di mio, ho tanta fantasia che a volte mi faccio paura da sola).
Tra i decadenti, Oscar Wilde era l'esteta.
Questa parola ha fatto sì che maturassi un'idea un po' distorta rispetto a ciò che ho poi scoperto leggendo l'opera intera: pensavo che essendo "esteta" avrei trovato qualcosa di frivolo e dandy, quasi superficiale. Ma quanto mi sbagliavo!

"Il ritratto di Dorian Gray" è un romanzo complesso, dove si analizza la natura umana (adoro questa tematica), ed è un giallo/thriller a tutti gli effetti, che strizza l'occhio alla fantasy/fantascienza dato che il ritratto è un oggetto che ha del paranormale. Cigliegina sulla torta, c'è anche una morale, evidente quanto profonda; le ultime frasi del libro mi hanno commossa, proprio per la morale in esse contenuta piuttosto che la fine del protagonista...

Già, il protagonista: Dorian Gray mi ha fatto proprio arrabbiare. Non fraintendiamo, è un personaggio davvero interessante perché assistiamo al cambiamento del suo animo, ma quali deplorevoli azioni, e senza il benché minimo senso di colpa! Gli unici attimi in cui matura tale sensazione è perché vede il suo ritratto in quelle condizioni e non riesce a sopportarlo. E' un egoista. Non ha mai amato nessun'altro all'infuori di se stesso, e i sentimenti altrui non gl'importano affatto, è totalmente concentrato su di sé.
E lui sì che è superficiale. Da subito mi sono accorta di un suo grande difetto: il non aver carattere. Era tanto puro e innocente quando Basil lo ritraeva, forse perché era... vuoto? Poi arriva Lord Henry e lo soggioga tessendo lodi e infondendogli il proprio pensiero: ci riesce con enorme facilità, il che dimostra che Dorian era solo un bellissimo guscio vuoto (e non venite a dirmi "il poverino era troppo giovane"!). Nemmeno crescendo acquista carattere, si lascia sempre manovrare da Lord Henry, incapace di pensare con la propria testa, di ascoltare quel briciolo di coscenza rimastagli; ma certo, è più facile evitare il problema, far finta che non sia mai accaduto e cercare distrazioni, usando le donne, oltre alle sostanze stupefacenti, e intanto neanche rendersi conto di trascinare altre persone nell'abisso perverso e oscuro. Si giustifica anche qui: è sempre colpa degli altri, non sua. Intanto gli altri muoiono e lui la fa franca, almeno fino al bellissimo epilogo (scioccamente accecato dal desiderio di liberarsi della coscenza sporca assieme alla visione della sua bruttezza estetica).
A proposito di estetica, mentre leggevo i misfatti di Dorian, mi riusciva difficile immaginarlo ancora giovane e bello: conoscendo i suoi pensieri malefici, quindi, leggendo la sua anima, lo immaginavo brutto e cattivo esattamente come nel ritratto! (piccola considerazione personale che dimostra quanto le caratteristiche fisiche incidano sull'idea di una persona. Esempio lampante, il pittore Basil che vedendo il viso carino di Dorian non riesce a credere sia capace di simili atti - ma non lo sente come parla? Va be').

Il ritratto è un patto col diavolo.
Nonostante Dorian (imboccato da Harry) faccia delle affermazioni al limite del blafemo, il romanzo è ricco di riferimenti cristiani, e oserei dire (perché non so quale fosse il credo del Wilde) che la morale stessa ne sia la più alta rappresentanza.

Lo nomino in continuazione, ma ora lo voglio approfondire: Lord Henry.
Leggendo il libro ho sottolineato diverse frasi, molte di queste appartengono ad Harry; per certe affermazioni l'ho adorato, per altre, mal sopportato. Gli danno del cinico, del paradossale, ma lui ha sempre la risposta pronta ed è convinto che le sue idee non siano contraddittorie. Dopotutto ha ragione: nemmeno io condivido l'usanza comune di "etichettare", quindi, se guardiamo questo, riesce perfettamente nel suo intento.
Da subito si nota il suo ruolo di "burattinaio", riporto un'estratto:
"Perché influenzare un individuo vuol dire trasfondergli la propria anima. Egli non pensa pensieri naturalmente suoi, e non arde delle proprie naturali passioni. [..] Diventa l'eco della musica di qualcun altro, l'attore di una parte che non fu scritta per lui."
Questo è il fulcro di tutto il libro, e che ironia, queste sono le parole che Harry rivolge a Dorian, ed il giovane neanche si rende conto che con quelle stesse parole lo sta gia influenzando.
La differenza tra Dorian ed Harry, è che Harry parla senza pudore e scandalizza, mentre Dorian traduce questi pensieri (e parole) in azioni. E' come se Dorian fosse l'esperimento di Harry per vedere dove si arriva facendo davvero le cose che lui tanto predica e poi non pratica.
Non so se la mia opinione sia fondata o meno, ma ho la netta impressione che Harry sia l'alter ego di Wilde: la filosofia di vita mi pare la stessa, e Wilde per primo "gioca" col suo protagonista Dorian.

Il pittore Basil, invece, è il personaggio che mi ha colpito di più dal punto di vista affettivo: ho adorato le sue parole poetiche, la dichiarazione verso Dorian, la sua sensibilità, la sua arte, la dedizione, l'altuismo, l'umanità, la richiesta di perdono cui voleva spingere anche Dorian, l'amicizia... La sua fine è la più drammatica: tradito dall'amico Dorian per il quale stravedeva, l'aver visto il ritratto da lui dipinto ridotto in quello stato, per di più con quelle accuse... se non altro alla fine il ritratto ritorna al suo antico splendore! (che sadica -_-'')

Sybil Vane e il fratello mi hanno fatto pena.
La ragazza era anche lei superficiale: come ha potuto rinunciare al suo talento, alla sua arte, per il primo "principe azzurro" che le ha dato un po' d'attenzioni?
Il fratello non vedevo l'ora che si vendicasse, ma c'è andato di mezzo lui per un'assurda quanto ironica fatalità.
Anche lo scienziato Campbell, che tristezza.

L'intero romanzo è pieno di frasi stupende: Wilde mi ha conquistata con le sue metafore delicate, le idee attuali e una narrazione che ha del fatato, specie quando descrive giardini e parchi.
Consiglio di leggere questo libro: un classico della letteratura che riesce ad essere originale nonostante il tempo passato, che si mantiene insomma, come l'eterno ritratto di un Dorian Gray nell'immacolato splendore della sua gioventù.

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