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lunedì 18 ottobre 2010

Recensione "Il drago di ghiaccio" di George R. R. Martin

Recensione "Il drago di ghiaccio" di George R. R. Martin (ediz. Mondadori)






Una favola da interpretare


*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***


Io amo i draghi, e per chi mi conosce, il concetto è ormai chiaro.
Avrei voluto scrivere di questo bellissimo drago di ghiaccio se non fosse che egli non è propriamente il protagonista, ma il pretesto.

"Il drago di ghiaccio" è infatti la storia di Adara, una bambina nata nell'inverno più freddo, e che a seguito della sua stessa nascita ha perso la madre. Adara ha due fratelli (maschio e femmina) e un padre, ma è sola, questo perché mette una distanza tra sé e gli altri.
E' distaccata, chiusa. Non piange né sorride: è fredda. Fredda come le spire del drago menzionato nel titolo, l'unico drago delle terre del nord in un paese sorvolato dai draghi dei cavalieri del re e dagli spietati draghi di fuoco del nemico.

La bambina dell'inverno si sente a suo agio solo con chi le somiglia, ossia il drago di ghiaccio: lei non lo teme, e d'altra parte lui l'accoglie sul suo dorso come se fosse lì per lei, come se per tutto quel tempo l'avesse aspettata. Il rapporto tra i due è fatto di silenzi, di semplici gesti, non tanto d'affetto, e perciò non spingono a chiederci quale legame ci sia tra loro, è piuttosto un dato di fatto: è nella loro natura stare insieme e comprendersi. Si appartengono come due esseri nati dal freddo, come figli nati della stessa madre.

Ma Adara è un'umana, e una madre l'aveva; credo che sia proprio questa la chiave del libro.
Un dolore inespresso, una sofferenza celata sotto sguardi e gesti impassibili; l'affetto che le è stato tolto prima che potesse conoscerlo, e l'impossibilità di lasciarsi cullare dall'amore incondizionato di una madre.
In aggiunta, l'evento che solo a lettura ultimata acquista il vero senso (ed è nel primo capitolo, guarda caso): a soli quattro anni, Adara origlia la conversazione tra il padre e lo zio. Zio Hal dice: "non puoi renderla responsabile di quanto è successo" e il padre risponde: "tu dici? Forse hai ragione ma è difficile. [...] ogni volta che la tocco mi vengono i brividi, e ricordo che è per lei che Beth è dovuta morire". Nonostante la abbracci, quella frase ha avuto il suo peso nella vita della bambina, perché udendola Adara si è sentita, come lecito pensare, la causa della morte della madre.
E allora ogni anno Adara aspetta l'inverno con ansia, in attesa del suo drago di ghiaccio, sognando un giorno di volare via con lui, lontana da casa, lontana da tutti. Quando l'occasione arriva - ed è un'occasione dipesa dalle sorti della guerra - Adara fugge in groppa al drago, e mentre la fattoria di famiglia viene presa d'assalto e la foresta bruciata dall'alito infuocato dei draghi nemici, Adara va via senza remore finché non sente il grido del padre, un grido capace di lasciarle sgorgare la prima acrima. Una CALDA lacrima. Il primo vero sentimento: la paura di perdere il padre, lo stesso padre cui non donava un briciolo d'affetto, ma che è diventato improvvisamente importante dal momento in cui si è aperto il rischio di non vederlo mai più.
Sentimenti sepolti sotto uno spesso strato di ghiaccio, è questo il senso del libro. E da qui, la magia.

La magia, la favola, l'amore.
Perché l'amore esiste, anche nel cuore gelato di una bambina disillusa.
Sono i sentimenti a muovere tutto ed è proprio il drago di ghiaccio il primo a svelarli: si sacrifica per Adara, per adempiere alle sue sottointese richieste, al suo disperato e innato bisogno, quello d'essere amata dalla sua famiglia, quello di salvare il padre.
Il titolo dell'ultimo capitolo, "Primavera", e l'immagine del drago di ghiaccio che sciogliendosi da vita a un laghetto d'acqua fredda, segnano che contemporaneamente si è scaldato anche il cuore della bambina, ora capace di vivere e mostrare le proprie emozioni.
Che meraviglia.

In questo racconto non ci sono solo immagini stimolate dalla lettura, ma anche visive: si tratta infatti di un libro illustrato. Le immagini sono fatte davvero bene, rendono l'idea del movimento e sono "vive" anche nelle espressioni dei protagonisti. I draghi sono splendidi, soprattutto (e mi sembra logico) il drago di ghiaccio; avevo proprio bisogno di una scorpacciata d'immagini di queste leggendarie creature.

In conclusione, un libro apparentemente semplice ma che interpretato, garantisce atmosfera, dolcezza, e un pizzico di romantica nostalgia.

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