I miei libri


martedì 5 ottobre 2010

Fiabe: Dorino e la Ninfa

Rubrica che raggruppa tutte le notizie su di me e le mie opere; 
un viaggio sulla luna ("pianeta donna" per eccellenza) e ritorno! ;)

DORINO E LA NINFA
(una fiaba) di Valentina Bellettini

Tanto, tanto tempo fa, in un luogo lontano, un bambino camminava a fatica tra le dune del deserto. Era solo e stava camminando da diversi giorni, senza meta nè direzione. Dorino, questo il suo nome, non era un bambino come tanti, era un principe, figlio della regina Aurora ed orfano di padre, quindi, unico e legittimo erede al trono.
Il motivo per cui stava passeggiando nel deserto, con addosso abiti stracciati e capelli scompigliati, piuttosto che seduto sul trono, elegantemente vestito e con la corona adorna, era a causa della strega cattiva Maipiù. Il più grande desiderio di Maipiù era quello d’impedire l’incoronazione di Dorino ed usurpare il trono, trasformando il Regno Lucente nel Regno Buiopesto. Il suo piano malvagio, l’aveva vista, all’inizio, fingersi amabile balia del piccolo, timida ed introversa, poi, il giorno in cui re Sole sparì misteriosamente da una spedizione nella foresta, la strega rivelò la sua vera natura. Fu allora che, con un potente incantesimo oscuro, lanciò Dorino in alto nel cielo, e dopo mille capriole sospeso nell’aria, il principe atterrò sulla sabbia, cadendo rovinosamente dentro una duna.
« Questa duna assomiglia a quella dove sono caduto, ma anche quella e pure quell’altra! » Si sedette, e una lacrima scivolò dall’occhio bagnando la sabbia.
« Dove sono? Giro intorno o vado avanti? Non capisco, qui è tutto uguale ed io mi perdo! » Disse, e una lacrima scivolò dall’occhio bagnando la sabbia.
« Sono stanco e non ho più forze; ho tanta, tanta sete » disse, e una lacrima scivolò dall’occhio bagnando la sabbia.
Si mise la testa fra le ginocchia e pianse, pianse a lungo, poi, d’improvviso, accadde qualcosa: una figura minuta prese forma dalle lacrime scivolate sulla sabbia, l’acqua si coaugulò fino a rivelare una sagoma minuta e femminile.
« Principino, basta piangere. »
Dorino sollevò lo sguardo, incredulo:
« E tu chi sei? Come conosci il mio nome? »
« Io sono una ninfa dell’acqua, sono nata proprio ora, qui, in questo deserto sterile, dalle tue lacrime. »
« Ma come è possibile? »
« L’acqua è la linfa vitale, non lo sai? » Disse la ninfa, e balzò sul palmo della mano di Dorino. « Riguardo chi sei, è presto detto: basta interpretare le linee della mano sinistra per capire che il tuo destino è quello di diventare re. »
« Temo che non sia possibile. »
« Ti sbagli principino, ti aiuterò io. »
La ninfa dell’acqua, ancora nella mano di Dorino, si appoggiò sulle ginocchia e con il minuscolo indice, fece cenno al principe di avvicinarsi:
« Vieni più vicino. »
Così, Dorino ubbidì, e la ninfa gli diede un piccolo bacio sulla guancia: di colpo, al contatto con la sua essenza d’acqua, Dorino si sentì dissetato e gli si alleviò la calura provocata dal sole cocente.
« Ninfa, tu mi hai restituito le forze, ma ora dimmi, qual’è il tuo nome? »
« Io non ho un nome, sarò ciò che volete che io sia, mio principe.. ma mi piacerebbe essere chiamata Rugiada. »
« Così sia » rispose, e la ninfa fece un inchino.
« Ora ti riporterò al castello. »
« Davvero puoi farlo, Rugiada? »
« Certo! Con un po’ di formule magiche, fiducia in se stessi e coraggio. »
Detto questo, la ninfa piombò dentro la sabbia ardente, pur sapendo che fosse davvero pericoloso.
Dalle viscere della terra, si udiva il canto melodioso della piccola creatura:
« Vien da qua l’acqua pura. Ritorna e porta frescura. »
Poco distante da Dorino, un cactus sparì dentro la sabbia ed al suo posto emerse una possente quercia.
« Vien da qua l’acqua pura. Ritorna e porta frescura. »
Dal nulla, continuarono ad affiorare degli alberi, oltre alle querce, anche abeti e pini, poi, la sabbia si trasformò e divenne terra.
« Vien da qua l’acqua pura. Ritorna e porta frescura. »
Un laghetto, scoiattoli e uccellini, poi arrivarono anche fiori e muschio.
L’arido deserto era diventato una foresta lussureggiante.
« L’acqua genera vita » disse Rugiada, guizzando sulla superficie del lago. « Non solo, l’acqua trasporta. » La ninfa balzò sulla testa di Dorino, usò i capelli come funi e gli raggiunse l’orecchio: « Guarda laggiù. »
Il principe seguì l’indicazione, si voltò e vide un altro lago, molto più ampio: nelle sue acque si tuffava una bellissima cascata e proprio dove il getto faceva zampilli, vide una persona che faceva il bagno, bisognosa di rinfrescarsi, e al tempo stesso, avida di sete.
« Padre! » Lo riconobbe Dorino.
« Figlio mio, sei qui! » Il re Sole fece delle larghe bracciate a nuoto finché lo raggiunse. « Credevo che non sarei più riuscito a vederti perché la foresta, meta della mia spedizione, si era rivelata un miraggio; in realtà era un deserto! »
« Stregoneria » suggerì Rugiada all’orecchio del principe.
« Era opera della strega Maipiù! » Esordì Dorino, quindi raccontò al padre l’intera vicenda, dalla scoperta della vera identità della strega, all’incontro con la ninfa dell’acqua che aveva reso possibile questo lieto fine.
« Figlio caro, non è ancora finita: dobbiamo andare a ripendere il nostro posto a corte, sui nostri troni, e dire addio per sempre alla strega Maipiù. »
Rugiada consigliò a Dorino di raggiungere la cascata e risalire il fiume; raggiungendo la fonte, avrebbero trovato i confini del Regno Lucente.

La traversata durò diverse lune, poi, in un’altra nottata, giunsero al castello.
La strega Maipiù sedeva sul trono, la regina Aurora spodestata e rinchiusa in una cella.
Fu dura la lotta tra la strega ed il suo re, ma grazie a Dorino e all’amica ninfa, la famiglia reale ebbe la meglio. Una volta sconfitta, fu Rugiada ad occuparsi di Maipiù: la ninfa modellò le acque di un torrente, le raccolse tra le mani affusolate e le usò per avvolgere la strega, dopodiché la spinse nel fiume, dove fu trasportata dalla furia impetuosa della corrente; non sarebbe più tornata.
Re e regina si abbracciarono, poi coccolarono anche Dorino; il principe era così felice che una lacrima gli scivolò dall’occhio cadendo sul pavimento dove c’era la ninfa. Era una lacrima di gioia e quando questo tipo di emozione cade su di una creaturina simile, accade una potente magia.
La forma di Rugiada s’ingigantì e divenne alta quanto Dorino. Il principe la osservò e vide la materia d’acqua compattarsi fino a rivelare il suo nuovo aspetto: era sempre una ninfa, ma non era più minuscola, sembrava una bambina vera.
Rugiada prese la mano sinistra di Dorino, ora grande quanto la sua, ed osservò le linee del destino: un bel giorno principe Dorino e principessa Rugiada governeranno il Regno delle Acque Dorate e vivranno per sempre felici e contenti.

FINE


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